Totò terzo uomo

 

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Film in B/N durata 90 min.  -  Incasso lire 425.900.000  (valore attuale € 13.946.280,99)  Spettatori 3.800.000  Video-clip 37 sec.

"Totò terzo uomo" 1951 di Mario Mattoli. Soggetto Mario Pelosi, Sceneggiatura Vittorio Metz, Marcello Marchesi, Age, Furio Scarpelli, Mario Pelosi. Produttore Carlo Ponti e Dino De Laurentiis, Direttore della Fotografia Tonino Delli Colli, Musiche Armando Fragna, Montaggio Giuliana Attenni, Sceneggiatore Alberto Boccianti, Direttore di Produzione Isidoro Broggi, Aiuto Regista Leo Catozzo, Fonico Biagio Fiorelli.

Interpreti: Totò (Pietro/Paolo/Totò ), Carlo Campanini (Oreste ), Franca Marzi (domestica di Paolo ), Elli Parvo (moglie di Paolo), Fulvia Manni (figlia di Pietro), Ada Dondini (madre di Giacometto), Franco Pastorino (Giacometto), Aroldo Tieri (Anacleto), Diana Dei (Clara), Bice Valori (moglie di Pietro), Carlo Romano (commendator Buttafava), Alberto Sorreritino (Giovannino), Mario Castellani (Mario), Guglielmo Inglese (il cancelliere), Enzo Garinei (Cicognetti), Ughetto Bertucci (un cacciatore), Bruno Lanzarini (il pretore), Gustavo Aldo Vecchi (lo scemo), Totò Mignone (il maresciallo), Pina Gallini (domestica di Pietro), Aldo Giuffrè (avvocato).

Trama: Piero e Paolo, due gemelli molto diversi, il primo tutto ordine il secondo è un leggerone. Il nuovo carcere sorgerà sulla terra di Paolo ma Piero non vuole dargli la somma pattuita. A risolvere il problema arriva Totò il terzo gemello, un poveraccio uscito da prigione. Il sarto del paese si serve di lui per fare una truffa e convincere Totò a fingersi Piero e a firmare il mandato per il pagamento a Paolo. Sorgono equivoci e litigi. Finiscono tutti in tribunale finché Totò non rivela l'imbroglio del sarto.

 

 

Film completo:  "Totò terzo uomo"

Critica: "C'è indubbiamente una sorta di miglioramento nel caso clinico "Totò". Questo "Totò terzo uomo" ha un soggetto e si sente lo sforzo perchè vi sia una trama con svolgimento logico, sia pure paradossale. C'è la ricerca delle trovate e - finalmente - c'è la situazione comica, quella che fa ridere al pensare ciò che avverrà poi. La stessa interpretazione di Totò nel triplice ruolo è davvero buona". (E. Fecchi, "Intermezzo", del 1951).

Ancora una parodia, questa volta dal celebre "Il terzo uomo" di Carol Reed, che era appena uscito sugli schermi italiani (1949). Come sempre il motore dell'intreccio è messo in moto dai sosia, che in questo caso sono tre fratelli gemelli, come già ne "L'allegro fantasma". E' un intreccio vecchio di secoli e che risale alla commedia tattica e a Menandro, a Plauto e Terenzio e attraversa tutta la letteratura universale. Sulla base di un continuo scambio di persone tra Pietro Fritteli il sindaco, il fratello Paolo e Totò, appunto il terzo uomo, la storia si snoda in un'atmosfera gustosa, anche se un pò manieristica, che anticipa vagamente "Pane, amore e ...fantasia", mentre il dissidio tra fratelli sarà poi ripreso da film come "Totò, Peppino e la malafemmina" e soprattutto "Signori si nasce".

La musica a più riprese è quella de "Il terzo uomo" di Reed, che viene per qualche secondo fischiettata e citata anche da Oreste "Carlo Campanini" nella barca, quando Totò gli confessa di essere il terzo uomo. Non si incontrano battutacce o espressioni volgari, ma le solite allusioni sulle cameriere, come la serve serve, che sarà un ritornello dell'intero film e che verrà ripresa da molti altri film successivi degli anni '50 e '60, primo tra tutti "Totò a colori".

 

 

Due sole innocue e banali allusioni politiche con 'Bisogna credere, ubbidire, combattere,' e 'confondevo la tosse monarchica con la tosse repubblicana'. E' stato un lapsus tussis, all'interno di una storia che vuole essere di puro divertimento. Esilarante è il lungo monologo di Totò al commendator Buttafava Borelli (Carlo Romano), progettista del carcere, perchè la futura edilizia carceraria dovrà tenere conto una buona volta delle esigenze dei detenuti.

 

 

La lunga perorazione si conclude con "il detenuto ha bisogno di ossigeno". Straordinaria, nella sua aeriforme logica da clown augusto è la battuta pronunciata da Paolo nel regalare un anello all'amante: era per una che non l'ha voluto.

Lo vuoi tu? Il film, che è una sana e gioiosa farsa risulta interessante soprattutto perchè permette di cogliere con chiarezza e contemporaneamente le due componenti della recitazione di Totò sia come clown bianco (Pietro) che come Augusto (Paolo e soprattutto Totò). In tutti e tre i ruoli la recitazione è perfettamente resa al livello del personaggio rappresentato, anche se alcune costanti nella mimica riunificano i tre ruoli in una sorta di unico personaggio sempre ben riconoscibile.

In alcuni momenti, soprattutto nella prima parte, il film rimanda a "47 morto che parla", con le continue insistenze, anche da parte della popolazione, affinchè il sindaco si decisa a comprare il terreno per l'edificazione del carcere comunale. Totò non si esprime mai in toni esagerati e questo rende la sua recitazione più aderente ai personaggi interpretati, anche se toglie loro nel complesso quell'aspetto astratto e surreale di molte imterpretazioni precedenti. Canta le canzoni "Gnornò, Tu non si'na femmina", "Quanto so' belle ste' manine", è un anno....ce pienze....che è un anno...", "questo no l'aggia a ddicere", "questo non l'aggia a ddicere....".

Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione


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