Racconti romani

 

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Film a colori durata 110 min.  -  Incasso lire 760.500.000  (valore attuale € 18.853.305,78)  Spettatori 5.172.000   Video-clip 46 sec.

"Racconti romani" 1955 di Gianni Franciolini. Soggetto da alcuni racconti di Alberto Moravia raccolti in Racconti romani, scelti da Sergio Amidei. Sceneggiatura Sergio Amidei, Age, Furio Scarpelli, Francesco Rosi, Alberto Moravia. Produttore Niccolò Theodoli per I.C.S. (Industrie Cinematografiche Sociali), Direttore della Fotografia Mario Montuori, Musiche Mario Nascimbene dirette da Franco Ferrara, Montaggio Adriana Novelli, Sceneggiatore Aldo Tomassini, Direttore di Produzione Bianca Lattuada, Aiuto Regista Paolo Heusch.

Interpreti: Totò (professor Semprini), Vittorio De Sica (l'avvocato), Franco Fabrizi (Alvaro ), Silvana Pampanini (sua moglie), Antonio Cifariello (Otello), Maurizio Arena (Mario), Giancarlo Costa (il bassetto), Giovanna Ralli (Marcella), Eloisa Cianni (Ines), Nando Bruno (Amilcare), Maria Pia Casilio (sua figlia), Mario Carotenuto (il commendatore), Aldo Giuffrè (un giovane avvocato), Anita Durante (madre di Alvaro), Turi Pandolfini (un cliente del barbiere), Margherita Autuori (Assuntina), Sergio Raimondi (Valerio).

Trama: Solo i suoi amici Otello, Mario e Spartaco accolgono con gioia  l'uscita di prigione del truffatore Alvaro.
Tutti e quattro decidono di mettersi nell'import-export, ma non hanno soldi. Si rivolgono al professore (Totò) che insegna loro come fare un certo imbroglio, truffando un avvocato. Ma ben presto i quattro ragazzi scoprono che il professore li aveva preceduti. Si mettono a spacciare banconote false, evitano la prigione per un pelo e alla fine decidono di lasciar perdere Alvaro e di mettere la testa a posto.

 

 

Film completo: "Racconti romani"

Critica: Il film è un ritratto amaro di personaggi marginali, tratto da alcuni dei "Racconti romani" di Alberto Moravia. La sceneggiatura è firmata da Amidei, Age, Scarpelli e Rosi. Più "Poveri ma belli" che "Ragazzi di vita". Particina per Totò.

Presa una mezza dozzina di Racconti romani (1954) di A. Moravia, li hanno cuciti insieme attraverso le sollazzevoli e poco edificanti imprese di quattro giovanotti sfaticati. A una ingegneria narrativa indubbiamente efficace corrisponde il trionfo del becerismo romanesco, del bozzettismo più sbracato, del meridionalismo più smaccato. Oltre a un impareggiabile Totò, da notare la prova del bassetto Giancarlo Costa: qualcosa di più di una macchietta. Qua e là la tematica moraviana affiora. I personaggi positivi sono tutti femminili: fidanzate, mogli, sorelle.

 

Il film è ispirato all'omonimo libro di Albero Moravia, Racconti Romani. Per l'esattezza dai seguenti capitoli: Il biglietto falso, Il godi godi, Arrivederci, Il terrore di Roma, Il bassetto, La parola mamma, La voglia di vino e Prepotenti per forza, riaggiustati secondo il gusto e la bonarietà propri della commedia all'italiana. Tredicesimo film diretto da Gianni Franciolini, che esordisce dietro la macchina da presa nel 1941 con "Fari nella nebbia". Per il grande Totò , invece, è la quarantaquattresima interpretazione.

 

Terzo film, dopo "Yvonne la nuit" e "I pompieri di Viggiù", in cui Totò non è protagonista, questo "Racconti Romani" è tratto dal testo letterario omonimo di Alberto Moravia, rielaborato da Sergio Amidei, che ha anche "ricucito" e sceneggiato insieme a Rosi, Age, Scarpelli e lo stesso Moravia, i racconti "Il biglietto falso", "Il godi godi", "Arrivederci", "Il terrore di Roma", "Il bassetto", "La parola mamma", "La voglia di vino" e "Prepotenti per forza", dando forma ad una struttura narrativa per quanto possibile omogenea e unitaria, centrata su un gruppo di quattro ragazzi sbandati che cercano in tutti i modi, senza mai riuscirvi e con una disarmante ingenuità di imbrogliare il prossimo con piccole truffe e raggiri di ogni tipo. Il film anticipa di qualche mese "Poveri ma belli" di Risi, di tre anni "I dritti", di Amendola e "I soliti ignoti" di Monicelli e di 21 anni "Febbre da cavallo" di Steno, tutti film con i quali "Racconti Romani" presenta analogie e spunti narrativi. Totò interpreta il ruolo di un attempato e squattrinato "professore", che viene consultato dal capo del gruppo (Franco Fabrizi) per scrivere una lettera commovente e lacrimevole, da usare per una truffa a un avvocato.

 

Utilizzato solo in due scene, di cui la seconda è con Vittorio De Sica (l'avvocato), Totò costruisce un inserto che è una vera e propria gemma nel film, per altro dignitoso, ma piuttosto mediocre. Il personaggio del professor Semprini, interpretato da Totò, appartiene al genere che vedremo poi ne "I soliti ignoti" (Dante Cruciani), in "Risate di gioia" (Infortunio), di Monicelli e in "Operazione San Gennaro" (don Vincenzo 'o fenomeno) e che richiama  il già visto Pasquale Miele di "Napoli milionaria" e solo vagamente il professòr Tromboni de "Il ratto delle Sabine": un povero diavolo che mette a frutto la sua esperienza del mondo per campare.

 

Dunque un cinico per necessità, un opportunista e un imbroglione, che non ha più nulla della maschera e della marionetta, ma è un volto reale, umano, che suscita immediatamente simpatia e umana pietà. Nella prima scena, quando scrive la lettera seduto in un bar davanti a un panino imbottito e un cappuccino caldo, il personaggio è fortemente caratterizzato per una fame atavica (tratto ricorrente in Totò) e per una scaltra abilità di imbrogliare gli imbroglioni; nella seconda si misura in un duetto eccezionale con De Sica, dove la sua figura si stempera e quasi si denuda di fronte all'ambigua follia della sua vittima, ossessionata da alcune parole, fra le quali soprattutto "mamma", perchè contiene tre "m".

 

La scena è la cosa più bella del film, Totò, assecondato da De Sica lascia il Plano patetico e sta al gioco delle parole, che a sua volta deforma per adattarle alla nevrosi del suo interlocutore: "mama" invece di "mamma", togliendo quella "m" che tanto fa impazzire l'avvocato. Il dialogo è giocato su un piano paradossale e surreale, perchè non si sa più chi dei due tiene in pugno l'altro: se il professore ha capito che l'avvocato ha capito o, al contrario, se l'avvocato ha capito che il professore ha capito ecc. , Totò dimostra la sua eccezionale bravura dando corpo ad un personaggio che si imprime in modo indelebile nella memoria, diventando centrale nell'economia generale del film.

Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione


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