Sette ore di guai

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Film in B/N durata 85 min.  -  Incasso lire 285.500.000  (valore attuale € 9.039.256,19)  Spettatori 2.450.000  Video-clip 38 sec.

"Sette ore di guai" 1951 di Vittorio Metz e Marcello Marchesi. Soggetto dalla farsa di Eduardo Scarpetta "Na criatura sperduta". Sceneggiatura Vittorio Metz, Furio Scarpelli, Age, Marcello Marchesi, Eduardo Passarelli, Alberto Vecchietti. Produttore Golden Film, Humanitas Film. Direttore della Fotografia Rodolfo Lombardi, Musiche Pippo Barzizza, Montaggio Franco Fraticelli, Sceneggiatore Alberto Tavazzi, Direttore di Produzione Silvio Clementelli, Aiuto Regista Mario Mariani, Fonico Kurt Doubrawsky.

Interpreti: Totò (Totò De Pasquale), Clelia Matania (Angelina, sua moglie), Carlo Campanini (uno dei Romanelli), Mario Castellani (un amico di Totò), Eduardo Passarelli (l'avvocato), Giulietta Masina (una dei Romanelli), Bice Valori (la domestica), Mario Mazzarella (il suo fidanzato), Arturo Bragaglia (il nonno), Gildo Bocci (un uomo infuriato), Alberto Sorrentino (il cliente di Totò ), Isa Barzizza (Amelia), Galeazzo Benti (Ernesto).

Trama: Nel giorno del battesimo, il figlio di Totò De Pasquale viene sottratto alla balia dal marito di questa. Totò affida alla ignara moglie un bambino preso in prestito, e parte per Marino dove crede sia stato portato per errore, dei vicini di casa. Rapisce il vero bambino dei vicini e per poco non viene linciato. Tornato a casa ritrova suo figlio già battezzato.

Film completo: Sette ore di guai

Critica: Dare all'irrequieta comicità di Totò la disciplina di un film "costruito" è come incastrare un torrente nell'alveo fa minor fracasso, perde un po' del suo pittoresco, ma non ristagna poi negli acquitrini e arriva a una foce. Totò ha modo di dare al suo personaggio la razionalità accettabile di un tipo, dopo essersi in troppi film meccanizzato nella rigidità legnosa della marionetta. Arturo Lanocita, "Il Nuovo Corriere della Sera", Milano, 4 novembre 1951.

Totò riesce ancora ad animare un congegno che scricchiola in ogni sua connessura; ma vi riesce a stento. E ci sembra che ormai l'intensità delle risate con cui il pubblico più sprovveduto e ben disposto accoglie il suo gioco comico, denunci qualche stanchezza. "Paese Sera", Roma, 18 novembre 1951.

È l'unico film diretto da Metz e Marchesi e il primo dei quattro ispirati ad Eduardo Scarpetta, cui faranno seguito "Miseria e nobiltà", "Un turco napoletano" e "Il medico dei pazzi".

Nonostante il solido riferimento letterario, che non consentiva un adattamento troppo lontano dal testo, i due registi cadono nel difetto incontenibile di sempre: dilatare la comicità di Totò riducendola a "macchietta" esagerata. Il film si aggancia a "Prima comunione" di Blasetti. Uscito l'anno prima, l'apologo,  infatti, è tutto centrato sulle peripezie di un padre che, al momento di battezzare il figlio, e in attesa di ricevere per questo evento un cospicuo regalo dalla suocera, si vede sparire sotto gli occhi, per una sbadataggine della balia, proprio la creatura da battezzare. Insomma in "Prima comunione" era il vestito, qui è il bambino.

Ripercorrendo più o meno lo stesso canovaccio del film di Blasetti, Totò mette in atto tutte le sue eccezionali qualità recitative, costruendo un personaggio purtroppo avviluppato in un puro macchiettismo di maniera.
Nel complesso il personaggio, tratteggiato in forme umane credibili e realistiche fino a diventare una vera e propria "figura", esprime una tendenza chiara verso il cinismo, che contribuisce però ad umanizzare ulteriormente il personaggio, mostrandone i lati profondi. Gustosissima la scena all'interno del pullman, che permette a Totò di esprimere tutto il suo virtuosismo facciale, che troverà l'anno successivo, con "Totò a colori", la sua apoteosi.

Molto efficace, anche se surreale, l' escamotage trovato dal sarto Totò che, di fronte alla protesta di un cliente (Gustavo Vecchi) che lo accusa di avergli fatto i pantaloni troppo corti, va a misurare il modello disegnato sulla carta, sostenendo che i suoi pantaloni sono più lunghi.

Altrove abbondano una serie di battute più o meno di stampo rivistaiolo, quali Al primo che compare gli faremo fare il compare, ogni limite ha una pazienza, caetano per coetaneo, La ringrazio tanto e cotanto, la gatta cieca fa i figli frettolosi.
Segnaliamo due curiosità: un evidente errore di montaggio nella sequenza in cui Totò fugge con il cesto del neonato, ma si trova ancora "dietro l'angolo" sebbene siano passati trenta secondi; e che a Roma tutti parlano napoletano, come per altro era nel testo originale di Scarpetta.

Il film è di estremo interesse proprio perchè permette di evidenziare un aspetto del volto di Totò che, a parte alcuni tratti anticipati da "Totò cerca casa" e da "Napoli milionaria", ancora non sono chiaramente affiorati: quello del modesto padre di famiglia, alle prese con le mille difficoltà del mondo esterno, che troverà poi una forza e una visibilità ben maggiori nei film successivi, quali "Guardie e ladri", "Totò e i re di Roma", "Totò e le donne", "Totò e Carolina".
Al grande mosaico che è il volto di Totò va dunque aggiunta, grazie a questo "Sette ore di guai", una tessera nuova, ricca di umana fragilità e insieme di cinismo, di amorale rassegnazione e di civile ribellione, di dignitosa miseria e dei mille espedienti per superarla.

Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione


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