Totò contro i quattro

 

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Film in B/N durata 92 min.  -  Incasso lire 280.000.000 (valore attuale € 5.165.289,26)  Spettatori 1.445.000   Video-clip 35 sec.

"Totò contro i quattro" 1963 di Steno. Soggetto e sceneggiatura Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi; Produzione Gianni Buffardi per Titanus, Direttore della fotografia Clemente Santoni, Musiche Gianni Ferro, Montaggio Giuliana Attenni, Sceneggiatore Giorgio Giovannini, Direttore di produzione Egidio Quarantotto, Aiuto regista Mariano Laurenti, Fonico Giulio Tagliacozzo.

Interpreti: Totò (commissario Antonio Saracino), Aldo Fabrizi (don Amilcare), Nino Taranto (Mastrillo), Peppino De Filippo (Alfredo Fiore), Erminio Macario (colonnello La Matta), Ugo D'Alessio (brigadiere), Moira Orfei (Fiore), Mario  Castellani (Lancetti), Gianni Agus (Cavallo) Dany Paris (Jacqueline), Rossella Corno (sua moglie), Ivy Olsen (Durant), Nino Terzo (Pappalardo), Carlo Delle Piane (Pecorino), Mario De Simone (Spampinato), Pietro Carloni (cognato di Lancetti).

Trama: La giornata del commissario Antonio Saracino (Totò) non inizia proprio per il verso giusto: scopre che gli è stata rubata l'automobile. Irritato, comincia così la sua giornata di lavoro, ricca di intricati casi da risolvere: deve affrontare il cavalier Alfredo Fiore (Peppino De Filippo) che crede di essere tradito dalla moglie e porta a testimone un pappagallo. Poi deve correre dal Commendator Lancetti (Mario Castellani) che è stato minacciato da un ricattatore e deve sborsare una forte somma. Per incastrare il ricattatore (Pietro Carloni), il commissario si traveste da donna e gli tende un agguato sul luogo dell'appuntamento per la consegna della somma richiesta. Un prete, Don Amilcare (Aldo Fabrizi), scopre gli autori del furto ai danni del commissario, ma li difende per cercare di redimerli.

Un altro misterioso caso da risolvere si presenta con un sedicente poliziotto privato, il Colonnello La Matta (Erminio Macario), il quale denuncia che in una villa si svolgono fatti stranissimi: quotidianamente vi entrano molte ragazze, ma non ne escono mai. Ma il nostro commissario deve risolvere anche i suoi problemi personali: una scatola di medicinali che aveva ordinato dall'estero, è stata fermata alla dogana. Per recuperarla si reca dall'ispettore di dogana Mastrillo (Nino Taranto), ma il rigido ispettore non gli permette di avere trattamenti di favore. Inoltre, riuscirà a ritrovare la sua automobile rubata?

 

 

 

Film completo: Totò contro i quattro

Critica: Una serie di episodi in ciascuno dei quali la satira si fonde alla farsa sul binario della comicità più schietta sia per gli spunti piacevolissimi di cui è ricca la trama, sia per la consumata arte di Totò. Steno ha diretto cercando di evitare ogni eccesso, riuscendo peraltro a tenere viva quella carica di humor di cui tutto il film è garbatamente pervaso. Il Messaggero, Roma 9 marzo 1963.

"Totò contro i quattro", che richiama con evidenza una certa atmosfera di "Totò Diabolicus", nasce con la dichiarata intenzione di mettere accanto a Totò, nello stesso film, praticamente tutte le sue spalle più importanti e autorevoli (Peppino De Filippo. Aldo Fabrizi, Nino Taranto, Macario, Renato Castellani, Ugo D' Alessio e Gianni Agus).

 

La storia, esile ma divertente, che trae lo spunto dal furto dell'automobile che il commissario di PS Antonio Saracino ha appena comprata, si dipana in una serie di sequenze poco collegate tra loro e talora confuse nell'insieme. Ritroviamo le varie combinazioni nelle varie scene Totò-Peppino, Totò-Fabrizi, Totò-Taranto, Totò-Macario, in sketches che potrebbero essere staccati l'uno dall'altro o dall'intero film, senza perdere la loro efficacia, che qui è comunque ad alto livello di umorismo e di garbata ironia.

 

Tra tutti, per l'eleganza recitativa e per i risultati comici esilaranti prodotti dall'intrecciarsi di due stili comici differenti, ancora una volta risultano migliori le scene con Aldo Fabrizi, Nino Taranto e Macario, mentre Peppino De Filippo risulta sovraccaricato nella macchietta e non riesce ad amalgamarsi con Totò, che procede da solo.

 

Anche in questo film ritornano i travestimenti, già collaudati in opere precedenti (soprattutto in "Tototruffa '62") e troviamo Totò anche nel ruolo di una prostituta, con un cerotto sopra la bocca per coprire i baffi, che si esibisce in una comicità un po' di vecchio stampo, ma comunque efficace e divertente.

 

De Curtis elabora un personaggio che appartiene per metà al realismo e per l'altra metà alla caricatura garbata, con effetti comici di notevole efficacia sia sul piano della commedia sia dell'osservazione psicologica.

Naturalmente abbondano i giochi verbali egli scambi linguistici come banana per banale, Che ci hai in testa, le pigne? (già detta ne "I due colonnelli") e alcuni calchi gergali entrati nel parlato di strada, mediati dalla pubblicità televisiva dell'epoca, come la famosa battuta "anch'io ho commesso un errore", che chiudeva la reclame televisiva della brillantina Linetti.

 

L'episodio con Macario, pur ben recitato, ma che costituisce una vera e propria "zeppa" nel film (confermando l'estrema debolezza della sceneggiatura e le vere intenzioni degli autori) è caratterizzata da una clownerie da "comiche finali", ma nell'insieme risulta spassoso.

 

Il duetto con Aldo Fabrizi, che interpreta il ruolo di un prete pacioccone, (Don Amilcare) paternalisticamente amico e quasi protettore dei ladri (e quindi in antagonismo con il commissario Totò) e quelli con Nino Taranto, che è un ispettore di dogana esteriormente ligio al dovere, ma intimamente corrotto, sono i punti-forza del film, di cui fanno perdonare tutti i pur visibili difetti.

Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione

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