Una di quelle

 

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Film in B/N durata 86 min.  -  Incasso lire 277.000.000  (valore attuale € 8.264.462,80)  -  Spettatori 2.259.000    Video-clip 40 sec.

"Una di quelle" 1953 di Aldo Fabrizi. Soggetto Aldo De Benedetti, Sceneggiatura Aldo Fabrizi e Aldo De Benedetti. Produttore Aldo Fabrizi per Alfa film, Enzo Cossa per Rosa Film, Direttore della fotografia Gabor Poganay, Musiche Carlo Innocenzi dirette da Ezio Carabella, Montaggio Gabriele Varriale, Sceneggiatore Piero Filippone, Direttore di produzione Luigi De Laurentiis e Lello Serafinelli, Aiuto regista Bruno Paolinelli, Fonico Aldo Fiorelli.

Interpreti: Totò (Rocco Bardelli), Lea Padovani (Maria), Peppino De Filippo (Martino), Aldo Fabrizi (il medico), Laura Gore (Silva), Alberto Telegalli (l'autista provinciale), Nando Bruno (il tassinaro), Pina Piovani (la portiera), Mario Castellani (il farmacista), Carolina Ferri (Margherita), Italo Tancredi (marito di Margherita).

Trama: Rocco e Martino, due provinciali in cerca d'avventure, incontrano in un locale notturno la vedova Maria che vive di stenti con il figlio. Rocco accompagna la donna a casa e visto che il bimbo ha la febbre si prodiga nella notte alla ricerca di un medico. Alla fine, lasciatole dei soldi, Rocco torna al paese, ma le fa una seria proposta...

Film completo: Una di quelle

Critica: Aldo Fabrizi ha raccontato questa patetica storia con circostanziata prolissità alternando le note sentimentali a quelle comiche e cercando soprattutto di sfruttare le risorse di una facile commozione e di un compiacente ottimismo. Totò e Peppino De Filippo sono i due provinciali e i loro duetti sono assai divertenti. Ermanno Contini, "Il Messaggero", Roma, 9 ottobre 1953.

"Una di quelle" nasce dalla famosa sequenza di "Totò e le donne", nella quale il cavalier Filippo Scaparro, rimasto solo in città dopo che la moglie e la figlia sono partite per le vacanze, si reca al tabarin e vi incontra la prostituta Ginetta (Lea Padovani) che, invece di fargli passare due ore allegre, lo deprime con i racconti delle sue sciagure familiari. Coprotagonista è proprio Lea Padovani, in una delle sue più intense interpretazioni, ben sorretta dalla recitazione sobria, sicura, convincente di de Curtis, che interpreta il ruolo di Rocco, il provinciale di passaggio a Roma in cerca di avventure. Ricompare Peppino De Filippo, che formerà con Totò per 17 film, di cui ben 6 con il nome "Peppino" nel titolo, una coppia magistrale dagli effetti comici sorprendenti. La prima sequenza del film lascia immaginare un contesto satirico-parodistico, invece ci rendiamo conto, dalla lunga sequenza nella modesta casa di Maria, che stiamo all'interno di un film quasi neorealista.

Anche i tratti comici sono qui magistralmente temperati e addolciti dal regista Aldo Fabrizi con un realismo d'insieme molto attento ai dettagli, che affida a Peppino De Filippo il ruolo del clown Augusto, mentre lascia a de Curtis quello del clown bianco.

Può essere definita "storica" la sequenza dei due nel tabarin, che costituisce un vero e proprio "archetipo" di tante altre sequenze analoghe, mentre alcune scene sono di un umorismo irresistibile, come quella dell'albergo, che si conclude con la battuta esilarante di Peppino De Filippo "io non fumo". Antonio de Curtis, perfetto nei ruoli come questo di Rocco, riesce a regalarci un vivo e vero ritratto di provinciale capace più di ogni altro di saper comprendere la sofferenza altrui e di saper frenare al momento giusto l'amico Martino, rozzo e di una ingenuità elementare.

Il critico Giulio Cesare Castello così si esprimeva: «Totò ha spremuto dal personaggio ogni minima occasione per costruire una figura non labile, la cui comicità si colora di una vena crepuscolare, la quale può valere, ancora una volta, di indice delle enormi possibilità, pur sempre vergini, di questo straordinario commediante».

Intrecciando in modo sapiente le corde sentimentali (e talora patetiche) con quelle più genuinamente comiche, Aldo Fabrizi ha costruito una serie di "duetti" tra Totò e Peppino sapidissimi e intelligenti, che erano già stati anticipati da Steno con "Totò e le donne" e che ora proseguono qui in situazioni particolarmente felici, anche se talora un po' esagerate, come la corsa abusiva di Peppino attaccato al taxi e il suo dormire sotto la pioggia, nell' androne desolato del caseggiato popolare.

Questo è l'unico film, oltre a "Totò contro i quattro" nel quale sono presenti insieme i tre attori (Fabrizi vi interpreta egregiamente il ruolo del medico) e così in alcune brevi scene abbiamo la fortuna di goderci una recitazione straordinaria di un terzetto, che non sbaglia una battuta o un'entrata: tutti e tre sono vecchie volpi dello spettacolo e tutti e tre provengono dal varietà.

L'incasso inadeguato al valore dell'opera e al livello recitativo di Totò dimostra che il pubblico era ancora fortemente legato al clichè di Totò.

Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione


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