Fifa e arena

 

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Film in B/N durata 85 min.  -  Incasso lire 371.250.000  (valore attuale € 15.909.090,90)  Spettatori 4.564.557

"Fifa e arena" 1948 di Mario Mattoli. Soggetto Steno, Sceneggiatura Marcello Marchesi, Steno. Produttore Nino Angioletti per C.D.I., Direttore della Fotografia Vincenzo Seratrice, Musiche Pippo Barzizza, Montaggio Giuliana Attenni, Sceneggiatore Piero Filippone, Direttore della Produzione Isidoro Broggi, Aiuto Regista Leo Catozzo.

Interpreti: Totò (Nicolino Capece), Isa Barzizza (Patricia), Mario Castellani (il bandito), Franca Marzi (Estrelita), Giulio Marchetti (Paquito), Vinicio Sofia (manager di Paquito), Cesare Polacco (un torero), Galeazzo Benti (George), Ughetto Bertucci (autista), Adriana Serra (Manuelita), Ada Dondini (Adele), Alda Mangini (Carmen), Cesare Fantoni (un, torero), Luigi Pavese (il medico), Raimondo Vianello (il maitre), Enzo Turco (cliente del lustrascarpe), Manet e Leho (ballerini), Loris Gizzi (professor Padreterno), Umberto Salvatori (cliente che si macchia il vestito), Irene Gemma (Juanita), Nino Milano (lustrascarpe ), Fulvia Manni (la cliente del topicida).

Trama: Nicolino scambiato per un pazzo criminale è costretto a fuggire da Napoli, travestito da hostess fugge a Siviglia dove il bandito Cast vuole fargli sposare la ricca americana Patricia per poi eliminarla e impadronirsi dell'eredità. Nicolino (ora Nicolete) per caso viene a trovarsi in un'arena e grazie alle sue astuzie ha la meglio sugli altri toreri che lo diffidano dal toreare.

 

CLIP: Fifa e arena

Critica: Una prova ancora offre questo film delle grandi possibilità di Totò, che la fortuna non ha finora fatto incontrare con un soggetto e soprattutto con un regista capace di sfruttarne adeguatamente le risorse; Fifa e arena è un film povero, realizzato in fretta e furia, tuttavia Totò si è assicurato il merito di far ridere gli spettatori. Lorenzo Quaglietti, "L'Unità", Roma, 23 dicembre 1948.

 

E’ buona parte del nostro mondo rivistaiolo che in questa occasione si è riversato sullo schermo, offrendo il destro a Totò di spadroneggiarvi con la limitata varietà delle sue maschere, che, pur ammirevoli nella loro capacità, non una volta riescono tuttavia a cogliere un motivo profondamente umano. Gigi Michelotti, "Nuova Gazzetta del Popolo", Torino, 25 novembre 1948.

 

Il film, che è una parodia di "Sangue e arena", di Rouben Maumoulian (1941), di cui si vede anche un inserto di 30 secondi a colori, ed è ambientato in una Siviglia visibilmente napoletanizzata, si regge sulla solita commedia degli equivoci (prima lo scambio di foto, poi di persona), che è la via più breve per costruire un qualunque intreccio. Nel caso di "Fifa e arena" si vede con assoluta chiarezza che il film è ritagliato su misura per Totò. Del resto gli incassi erano strepitosi e Totò stava diventando la "macchina per far soldi".

 


Da notare che per la prima volta Marcello Marchesi entra nella sceneggiatura e si vede dal costante fuoriuscire delle scene dalla barriera di un "realismo" minimo. Nei primi  quindici minuti la maschera di Totò è godibile con tutto il suo candore e gli accenni alla realtà concreta (l'allusione al cachet, la paura delle sirene, il rubacchiare sugli incassi), poi, man mano che il film si struttura su continue esagerazioni e ipertrofiche esibizioni di "numeri" teatrali, il volto di Totò, travolto da una storia irreale, si sfalda nel ridicolo della prima maniera, ivi compresa la mimica di ritorno.

 

 

Alcuni spunti sono intelligenti, come il pesce definito "democristiano" perchè impedisce di vedere la donna nuda, il panino preparato con spugna e sapone da barba (chiaro richiamo a "La febbre dell'oro" di Chaplin), l'impossibilità a toreare perchè non è iscritto ai sindacati. Il tema della fame, che è il leit-motiv presente in tutti i film precedenti, è ora ridotto (siamo nel 1948) a una barzelletta, al contrario de "Il ratto delle Sabine", dove assume contorni realistici, aderenti all'anno in cui il film fu girato (1945).

 

Evidentemente ora si poteva scherzare sulla fame, dal momento che il problema non era più attuale. Presenti le solite battute del tipo a prescindere (detto due volte senza alcun nesso logico), pinzellacchere, bazzecole e uno splendido sono un uomo di  mondo (ripetuto anche questo due volte). Altre, che arricchiscono il film strizzando l'occhio allo spettatore, sono strettamente legate all'attualità, come: Questi cavalieri, quanti cavalieri, troppi cavalieri (alludendo a Mussolini); La guerra è finita -Finita? Sospesa! Sei esistenzialista ? - Sono qualunquista.

 

 

Da notare comunque che la maschera tipo marionetta o macchietta degli esordi è ormai stata assorbita da una recitazione un po' più umanizzata e Totò si chiama Professor Tromboni, Gasparre e Nicolino Capece.
Lorenzo Quaglietti, recensendo il film su "L'Unità", annotava: «Una prova ancora offre questo film delle grandi possibilità di Totò, che la fortuna non ha fatto finora incontrare con un soggetto e, soprattutto, con un regista in grado di sfruttarne adeguatamente le risorse».

Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione


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