Destinazione Piovarolo

 

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Film in B/N durata 90 min.  -  Incasso lire 307.500.000  (valore attuale € 7.747.933,88)  Spettatori 2.143.000   Video-clip 39 sec. 

"Destinazione Piovarolo" 1955 di Domenico Paolella. Soggetto Gaio Fratini, Sceneggiatura Domenico Paolella, Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Stefano Strucchi. Produttore LUX Film, Isidoro Broggi e Renato Libassi per D.D.L., Direttore della fotografia Mario Fioretti, Musiche Angelo Francesco Lavagnino e Antonio De Curtis, Montaggio Gisa Radicchi Levi, Sceneggiatore Piero Filippone, Direttore di produzione Renato Libassi, Aiuto regista Mauro Morassi.

Interpreti: Totò (Antonio La Quaglia), Marisa Merlini (sua moglie), Paolo Stoppa (onorevole Gorini), Tina Pica (Beppa), Nino Besozzi (il ministro), Irene Cefaro (Mariuccia figlia di La Quaglia), Enrico Viarisio (onorevole De Fassi), Arnoldo Foà (il podestà), Ernesto Almirante (il garibaldino morente), Zoe Incrocci (nipote del garibaldino), Nando Bruno (il sagrestano), Giacomo Furia e Carlo Mazzarella (segretari degli onorevoli), Leopoldo Trieste (ispettore), Fanny Landini (Rita la vedova), Luigi Garetto (il farmacista).

Trama: Antonio La Quaglia è capostazione nel paesino di Piovarolo dove si ferma solo un accelerato. La Quaglia trascorre quasi tutte le sue serate al circolo dove Ernesto, ex garibaldino, tiene banco. Siamo nel 1922 in piena era fascista e quando Ernesto sta per morire arrivano nel paese due deputati di partiti contrari per avere in esclusiva la testimonianza storica del vecchietto che muore senza accontentare nessuno dei due. Gli anni passano La Quaglia si sposa, ha una figlia ma la promozione mai. La figlia diventa grande e sogna di fare del cinema per evadere dalla monotonia del paese. Il povero La Quaglia spera sempre di andarsene specialmente quando sosta a Piovarolo il Ministro delle Comunicazioni. Niente da fare le sue referenze non sono idonee, rimarrà al paesello.

 

 

 

Film completo: Destinazione Piovarolo

Critica: La presa in giro ottiene, per noi italiani, i più sicuri effetti di critica e il film sollecita i consensi appunto attraverso la caricatura. Il copione è stato eliminato con sapide trovatine che il regista ha adeguatamente tradotto in immagini. Totò colorisce in burlesco il personaggio del capostazione, prestandogli alcuni tocchi del suo repertorio abituale; rinunziando a molti di essi, però, è risultato più umano, dimostrando la sua attitudine a trasformarsi da marionetta in essere umano. Maurizio Liverani, "Paese Sera", Roma, 18 dicembre 1955

 

Il soggetto del film, appositamente elaborato per l'interpretazione di Totò, pur rinunziando a troppo facili effetti comici, ricalca situazioni già ampiamente sfruttate, senza rinunciare ad un pizzico di spirito qualunquistico che aleggia in alcune parti. Totò si dimostra ottimo e misurato attore. L'Unità", Roma, 17 dicembre 1955.

 

Una commedia garbata e intelligente, che, pur presentando qua e là alcuni tratti farseschi, ha il grande pregio di non contenere esagerazioni insopportabili, costruita intorno ad un personaggio dichiaratamente qualunquista, che non perde mai la sua freschezza realistica e la sua simpatia, espressa con una recitazione "a togliere", sobria, misurata, attenta a non cercare l' effetto comico con i mezzj più facili e scontati.
Il film vuole essere nello stesso tempo una divertente caricatura del trasformismo italiano con l'onorevole socialista e l' onorevole popolare che ridiventano rispettivamente professore e avvocato il giorno stesso in cui Mussolini va al potere, e una storia satirica dell'Italia dalla marcia su Roma, ma anche prima, dalla spedizione dei Mille, con Garibaldi e Bixio più volte evocati dal vecchio garibaldino Ernesto, all'Italia socialista e popolare, fino all'attualità attraverso le peripezie di un semplice capostazione, arrivato ultimo al concorso in ferrovia e costretto a rimanere tutta la vita in una stazioncina sperduta della provincia, dimenticato da tutti. Il personaggio di Antonio La Quaglia, tratteggiato da Totò in modo magistrale, è fondamentalmente opportunistico ma bonario, semplice, attraverso il quale Paolella vuole rappresentare l'italiano tipo e la classe politica che lo rappresenta e lo alimenta.

 

 

Totò esprime una maschera malinconica, che suscita anche un senso di autentica e umana compassione. La storia lo attraversa per trent' anni, con ogni sorta di avvenimenti, in mezzo a faccendieri di ogni tipo, segretari arrivisti, onorevoli opportunisti, ministri incompetenti e distratti, ma lui è sempre lì, a Piovarolo, in un'attesa kafkiana di avere un "capotronco" che non arriverà mai.
Totò ha saputo dare a questo personaggio tutte le sfumature dell'uomo sfortunato, senza però mai cadere nel patetico. Qui sta la sua enorme forza, perchè esprime in chiave ironica il tratto di "anarchismo utilitaristico" che caratterizza l'italiano medio.

 

Achille Togliani canta la canzone "Abbracciato cu' te", che è di de Curtis e l'idea del ritratto di George Stephenson è copiata da "Totò e le donne", ma è un vecchio espediente per non far parlare da solo il personaggio. La scena dell'arrivo di Antonio La Quaglia a Piovarolo come anche quella della vedova di tre mariti al cimitero richiamano vagamente "Totò cerca casa", ivi compreso un certo humour nero, mentre il personaggio dell'onorevole Gorini (non a caso intetpretato da Paolo Stoppa) è ricalcato nei dettagli sul "caporale" del film precedente. Del tutto copiato da "Napoli milionaria" il lungo monologo di Antonio La Quaglia sul perchè scoppiano le guerre.

 

Non vi è nulla di fuori posto in una recitazione sempre piana, garbata e costruita su un realismo d'insieme gradevole e godibile. Anche questo ritratto di Antonio La Quaglia deve essere collocato tra tutti quelli già interpretati nei film precedenti e tra quelli dei film successivi e che costituiscono uno dei punti forza sia della maschera di Totò che del volto di de Curtis: l'uomo che deve arrangiarsi in un mondo di "caporali" e di prepotenti.

Tratto da "Totò principe clown" di Ennio Bìspuri per gentile concessione


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